Quei coglioni dei pensionati

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Renzi è un portatore di conflitto, un mestatore.

Uno che, come Berlusconi e Grillo, cerca di unire il Paese, quello che lo ama, contro qualcuno.

Uno che sta facendo credere ai giovani di poter risolvere i loro problemi togliendo diritti ai vecchi.

Ha innescato uno scontro generazionale – affascinante: coinvolge anche belle menti – secondo cui chi possiede un lavoro a tempo indeterminato (fosse anche, ed è quasi sempre, da 1000 euro al mese) è un privilegiato da colpire, un tizio che blocca il mercato impedendo agli industriali filantropi di mettere mano alle migliaia di assunzioni che altrimenti, certamente, farebbero.

In Italia c’è un problema di sindacati, che spesso hanno difeso gli indifendibili. C’è un problema di lavoratori, che in alcuni casi – mica sempre – hanno concepito il posto di lavoro secondo la concezione furbesca che è propria dell’intero Paese. C’è un problema di popolo: tutto, non giovani e vecchi.

Ma c’è anche e soprattutto una drammatica emergenza di classe dirigente che da secoli scende a patti con l’illegalità, la mafia, la corruzione quando va male, ed è incapace e micragnosa – salvo rare e meritorie eccezioni – quando si tratta di investire nell’innovazione e nel futuro. Preferisce monetizzare. Privatizzare gli utili e socializzare le perdite. Fiat in testa.

A loro, però, non si chiede mai conto. E’ molto più facile additare i fortunelli che stanno in catena di montaggio con un contratto che ne rende periglioso il licenziamento e che, da domani, potranno essere mandati a casa con una mancia se solo si azzardano a rompere i coglioni.

Sono loro il male dell’Italia. Perché sono vecchi.

Prossimo passo: quei coglioni dei pensionati, che non fanno un cazzo tutto il giorno e si succhiano i nostri soldi. Anche se li mandiamo in pensione sempre più tardi. Togliendo, lì sì, lavoro ai giovani. Ma questo speriamo non lo noti nessuno.

Per un attimo ho sperato che potessimo morire democristiani.

Invece moriremo turbocapitalisti. Per responsabilità di un democristiano.

15 pensieri su “Quei coglioni dei pensionati

  1. Sai, io credo che si anche molto meno filosofica di così la situazione.

    C’è semplicemente una recrudescenza del potere economico-finanziario mondiale che ora detta legge a tutti, anche ai governi nazionali che sono esautorati da ogni reale potere. Aggiungici i soliti giochi di potere interni del nostro (ma non solo: il voto in Scozia ad esempio, secondo me, è pure lui vittima di questo meccanismo) sistema partitocratico e vedi che tutto si muove semplicemente nella direzione di favorire chi tiene i cordoni della borsa e sostiene i politici (legalmente e non) alla faccia di qualsiasi altra cosa.
    Diritti del lavoro? Sacrificabili. Pensioni e ammortizzatori sociali? Sacrificabili. Valori, etica, diritti, Costituzione, istituzioni? Sacrificabili. risultati referendari ed elettorali? Sacrificabili. Quel che conta sono passi precisi in direzioni precise in barba a tutto, azioni su cui poi gli addetti stampa ed i maestri del marketing politico lavorano ri-confezionando pacchetti accattivanti per gli elettori (sempre meno importanti con ultime riforme) e per l’opinione pubblica, dirottata su dibattiti marginali, ma accesissimi creati ad hoc.

    Ma è solo la facciata che è ben articolata e complessa, la sostanza è invece tragicamente semplice.

    • Francamente preferisco, almeno a livello morale, la prospettiva di Bottura. Anche perché qualsiasi dietrologia economica tipo “poteri forti”, ancorché assai plausibile — per non dire semplicemente affidabile —, cozza con l’evidenza macroeconomica del drastico calo dei consumi — e della stessa propensione a consumare: quando Repubblica.it ha titolato sullo scontro Renzi-Camusso sull’articolo 18 e pochi pixel più sotto c’era l’articolo sulla “sfiducia” dei consumatori italiani avrei voluto fare uno screenshot, ma mi è venuto — tristemente — da ridere!
      “Beneficiati” dell’Art.18, “beneficiati” della pensione, “beneficiati” di uno stipendio pubblico e così via, infatti, si tratti di “maestri del lavoro” in pectore, di carogne parassite od anche di lavoratori semplicemente “normali”, nonostante ciò che possono pensare — autonomamente e/od indotti da altri — gli altri, esclusi da tali benefici, rappresentano un caposaldo dell’Economia italiana: sono quelli che ricevono ancora sufficiente fiducia dalle banche per ottenere mutui in prima persona (e/o per fare da garanti ad altri); sono quelli che ancora fanno acquisti, anche e soprattutto voluttuari, per tutto l’anno; sono quelli che possono ancora fidarsi di mantenere gli studi dei figli, eccetera, eccetera, eccetera..
      Quando gli altri, i “non beneficiati”, avranno ottenuto il livellamento verso il basso — del tipo: se non si può (perché??) stare tutti meglio, è più “giusto” stare tutti peggio.. — e saremo finalmente tutti precari sottopagati vedremo chi farà da garante per i mutui, quanti negozi in più apriranno e chi potrà permettersi già solo la scuola superiore…!
      Ciò che più mi fa rabbrividire è notare — e da anni..! — che questi, che sembrano avere più una visione “romantica” delle cose che “filosofica”, credono davvero che, una volta che ci sarà questo livellamento, finalmente “il bene trionferà” — sotto forma di un “merito” che sembra essere percepito solo autoreferenzialmente.. Credono davvero che, licenziato un “matusa” di 50 anni e 1500 EUR/mese, le aziende assumeranno loro, più freschi e “performanti”, a — chessò.. — 1499 EUR. La realtà è che, proprio grazie al famigerato livellamento, posta la situazione economica, le aziende ne prenderanno 3 o 4 di lavoratori, alla stessa cifra (complessiva), e nessuno di loro, ovviamente, sarà in grado di provvedere a se stesso in alcun modo..
      Dovrebbero, invece, tornare ai fondamentali ponendosi ciascuno una semplice domanda: anche supponendo che l’Italia abbia perso — diciamo — il 20% di PIL negli ultimi 10 anni, in questi stessi 10 anni IO quanto ho perso in termini di prospettive, benessere, etc..? Se la risposta fosse “più del 20%” — come le statistiche ribadiscono riferendosi alla stragrande maggioranza degli italiani — la logica deduzione dovrebbe essere dietro l’angolo..

  2. Filippo

    Maledizione,allora si stava meglio quando si stava peggio,cioè quando il rischio era morire democristiani,ho 49 anni e quindi un pochino so cosa intendi.Che tristezza….però vorrei aggiungere che grazie a Renzi è scomparso quel sottile e indefinibile senso di inferiorità e di invidia che qualcuno provava nei confronti del popolino azzuroforzistaitaliano che seguiva e tuttora segue un trascinatore da varietà come mister B.,adesso anche il piddì ha un leader pari a mister B. o a Grillo,un leader capace di scatenare faziosità e trovare ogni giorno un nuovo nemico o un nuovo ostacolo al suo luminoso cammino verso la costruzione di un Paese migliore (Mi ricorda con forme diverse il contratto con gli italiani che mister B. Siglò in diretta da Vespa) così da poter prendersi tutti i meriti se riesce nelle sue operazioni oppure avere qualcuno a cui addossare responsabilità per gli insuccessi,e dietro a lui un numero di persone che come per mister B. pendono dalle sue labbra o che si nascondono dietro al pavido ragionamento del “ho votato per lui per votare per il meno peggio….”.
    Sì forse era Meglio morire democristiani che ritrovarsi tra le grinfie di questi personaggi bravi a fare i turbo capitalisti con il didietro degli altri (libera citazione di una massima di Ricucci,indiscusso rappresentante di questa filosofia)

  3. Massimo

    Sono un “vecchio” lavoratore precario, uno che appartiene a quella fascia d’eta nella quale se perdi contatto col mondo del lavoro, poi hai grosse difficoltà a ripristinarlo. Non sono garantito da nessun ammortizzatore sociale e nessun sindacato si strapperebbe le vesti per me. Ma mi rendo conto di godere e di aver goduto di benefici negati agli attuali ventenni.

    E se io fossi un giovane, magari laureato e abbondantemente “masterizzato”, alla ricerca perenne di un lavoro molto probabilmente sottopagato ed ultra temporaneo, sentire un sindacalista (!!!) urlare con la bava alla bocca che “non si toccano i diritti dei pensionati da 3500 euro al mese o mettiamo a ferro e fuoco il paese”, quando si chiedeva loro un contributo di solidarietà (che parolaccia sta diventando in Italia questa) verso coloro che non hanno lavoro, beh…mi girano, e sai quanto mi girano!
    E non stiamo nemmeno ad indagare su quale sia la (in)consistenza contributiva che ha portato a tali importi.

    Vero, qui non si aggrediscono i problemi grossi, e per questo molto ostici, e si fa molto movimento attorno ad argomenti di facile presa.
    Vero, qui si sta mettendo gli uni contro gli altri (divide et impera) però è anche vero che gli uni non fanno nulla per non farvisi mettere.
    Ma se gli uni, che come elettori hanno almeno la responsabilità di aver dato nei passati decenni il loro consenso a chi ha portato il paese in questo stato, non fanno un salto di qualità e danno un segnale di svolta, leggi “SOLIDARIETA’ VERSO CHI NON HA”, come ne usciamo?
    Se il pensionato da 3500 euro al mese fosse disposto a rinunciarne a 350 (che non lo rendono più povero) a favore di chi non ha un lavoro, se il dipendente a tempo indeterminato con 30 giorni di ferie ne rinunciasse a 10 a favore di chi le ferie non sa nemmeno cosa sono, se chi è incazzato nero perché “son sei anni che non mi aumentano lo stipendio” si sbiancasse un po’ pensando a quanti in questi sei anni è stato azzerato lo stipendio perché hanno perso il lavoro, allora forse ci sarebbe la possibilità di pretendere poi con forza alla classe dirigente di fare il loro dovere, che è il bene della società e non loro personale.

    Sogno troppo?

    • Michele

      Tutto corretto. Non è completamente una questione di solidarietà ma di intelligenza di base. Se ne accorgeranno, i pensionati che ricevono nel corso della vita molto di piu di quanto hanno versato, quando la pensione non gliela accreditano piu. Perche i soldi non ci sono. Allora si accorgeranno che quel numero che controllano ogni mese non è un diritto ma sono contanti. E se non ci sono poi non cambia molto se era un diritto. Dovremo arrivare a questo xche lo capiscano.

  4. Per 15 anni ho fatto attività sindacale e ho finito per realizzare questo:
    “dirigenti”. In Italia non ne vedo. Con la v seconda Repubblica sono spariti i programmi di sviluppo di una classe dirigente. D’ altronde, con un premier di basso profilo, tutto va livellato.
    “Sindacato”: ha fatto quel che ha potuto finché non l’ hanno fregato con i contatti atipici; o forse si è fegato da solo accettandoli.
    “operai”: nonostante i contatti indeterminati, sono la classe meno pagata col più alto turn over. Mediamente ogni quattro anni transitano dalla cassa integrazione, in barba all’ articolo 18.
    “neo laureati”: anche loro si sono fatti fregare dai contatti atipici, smart, free tax, pronto cassa.
    Lì ho visti per anni i neo laureati “drogati” di soldi guadagnati facile, senza concorso né selezione, che sputavano in faccia al lavoratore “anziano” che col suo stipendio bloccato dal tempo indeterminato non aveva carriere stratosferiche.
    Ma poi un giorno li ho visti franare nello scoprire che a loro le banche non concedono mutui, che a 70 anni saranno ancora là a sputare (sta volta sangue), per una misera pensione sociale, se ancora ci sarà.
    Allora chi è il criminale? Renzi che vuole togliere l’ articolo 18 così il turn over degli operai non passerà più dalla disoccupazione ( e sarà un bel risparmio per lo stato), o il sindacato che s’è fatto una mina accettando i contatti atipici o noi cittadini del paese del Bengodi?
    AleTop

  5. Roberta di Modena

    Sono d’accordo con Luca ma penso che anche Massimo abbia davvero ragione. ci siamo dimenticati di che cosa è la solidarietà.quella vera che ti porta a vivere in mezzo agli altri e non rintanato nelle tue idee cercando di difendere dagli altri quel poco che si ha senza rendersi conto che basta un attimo e hai perso tutto. Vedi il terremoto vedi l’alluvione ho una qualsiasi malattia ho una qualsiasi lutto. non voglio fare un discorso prettamente di tipo cattolico no non è questo il punto. condivido quello che dice Massimo perché è la realtà che ci ha portato a questa situazione. ho 53 anni e penso che forse non siamo stati capaci ma neanche ci hanno aiutato ad essere capacidi cambiarlo davvero questo mondo.

  6. Gabriella

    Che dire. Ho letto con interesse tutti i vari pareri. Tutti hanno le loro ragioni. Siamo entrati in un brutto circolo vizioso dove ci stiamo mordendo la coda…

  7. marco fabio

    Insomma chi ha lavorato onestamente deve ritenersi responsabile della disoccupazione, dei licenziamenti, etc. e deve rinunciare a diritti, ferie, quote stipendio o salario o pensione, etc. mentre i veri responsabili se ne fottono e si prendono le liquidazioni stramilionarie. La cosa ridicola è che far stare peggio gli uni non servirà affatto a far stare meglio gli altri, qui non si tratta di redistribuire patate, ma del rapporto di forza tra capitale e lavoro. Bisogna lottare per i diritti e il lavoro per tutti, non dare del privilegiato a chi si è magari fatto il culo tutta la vita per mantenere una famiglia e avere uno straccio di pensione. Smettiamola di farci fregare dai santoni dell’ideologia dominante, tipo Squinzi.

  8. Maurizio

    Se si voleva innescare una guerra tra poveri, ecco quanto sopra. Quand’anche tutti i lavoratori avessero le tutele di quelli che passano per privilegiati (pensione, malattia, maternità, tutela reale contro i licenziamenei, assicurazione contro gli infortuni, legge 104 et similia – io la chiamo DIRITTI, e non concessi gratis – fossero ancora vivi i miei genitori ed i miei nonni potrebbero raccontarne di belle), e sarebbe già un enorme passo avanti, il lavoro (dipendente, autonomo, parasubordinato, agricolo, creativo, artistico, di cura, da pensionato… completate voi) nelle nostre attuali società resterebbe svalutato ed in secondo piano, capitale e rendita, che esprimono i vari potentati politici, culturali e mediatici, comanderebbero comunque. Non è impossibile cambiare, ma difficile perché noi siamo divisi, confusi e ignari, senza leadership capaci e con una visione, e gli altri uniti, forti, informati, ricchi e potenti, e con un compito più facile.
    PS per Massimo: non credo che i pensionati a 3500 euro al mese e oltre siano molti, ma evidentemente sono potenti; se li si voleva “tosare” si faceva, mentre invece su di loro si teme il malcontento: Dei milionii altri che stanno/staranno a 600 o 700, massimo 1000, tanto son pecore (pensano), un modo di darla a bere al momento della tosatura si troverà … ed il brutto è che ci riescono, e temo ci riusciranno ancora. Basta, scusate la prilissità

  9. Alberto

    Ebbene sì sono un pensionato da più di 3500 euro mensili, e mi autodenuncio. A mia difesa, vostro onore, evidenzio che io già ora contribuisco alla “solidarietà” con una ritenuta mensile. Mi domando cosa si voglia ancora da me. Un altro obolo? Ok disposto a versarlo, ma in quel caso voglio sapere ESATTAMENTE a chi andrà. Voglio nome e cognome del beneficiario/a per sapere se ha ricevuto ciò che gli/le han promesso. E per potere anche, se credo, integrare quel contributo, a mio giudizio. Si, perché quei soldi io li ho guadagnati versando contributi e quindi con trattenute nella mia busta paga di lavoratore, e deve essere mia discrezione poterli utilizzare come giudico io. Perché il timore fondato è che se ne faccia un uso improprio, e non aggiungo altro, per signorilità.

  10. armando

    Situazione curiosa, quella italiana.
    Adesso comanda la “sinistra”.
    Ma se io prendessi che so, un frequentatore tipo di un sito come il Post, persona mediamente di sinistra e più informata della media, e gli facessi questa proposta: guarda, qui c’è un pulsante, se tu lo premi attivi una politica economica che in breve tempo porta all’uscita dalla crisi, lui mi risponderebbe sicuramente di no.

  11. Maurizio

    La nostra classe dirigente, i cosiddetti salotti buoni, hanno dilapidato un enorme capitale industriale ed economico ed adesso stiamo grattando il fondo del barile. Qui non si tratta di turbocapitalisti, ma di turbocialtroni.

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