Morire di satira. Che fare?

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CHARLIEHEBDO-LogoChe fare?

Che fare ora, dopo aver asciugato le lacrime per i camarades di Charlie Hebdo?

Che fare dopo aver pensato a quella volta con Wolinski, a Cuore, a cospetto del mito?

Che fare dopo aver realizzato che il dolore più insensato ti sembra che un senso quasi ce l’abbia, una giustificazione inconscia che passa per la rimozione, fin quando non tocca te, la tua vita, qualcosa che ti compete, che ami?

Oggi mi sono tenuto una frase che volevo scrivere: “Avete seppellito noi, noi seppelliremo voi. Con una risata”.

Era una risposta, alla domanda su cosa fare.

Ma era sbagliata.

Era la logica del noi e voi.

Esattamente ciò che sperano di introdurre quelli che qualcuno ha efficacemente definito “fascisti teocratici”.

Io, che fare, in fondo non lo so.

So cosa vorrei fare.

E so cosa mi piacerebbe facesse chiunque frequenti a qualunque titolo la satira, il pensiero diverso, il dubbio intinto nello sghignazzo.

Continuare.

Se possibile meglio di così.

Con più coraggio, e più equilibrio.

L’equilibrio che serve a evitare l’atteggiamento ritorsivo, la guerricciola battutara di religione, l’intolleranza di ritorno applicata al lavoro che ci è dato di fare.

Ma anche il coraggio di evitare l’autocensura che su certi temi si era scavata un posticino al caldo in ognuno di noi.

Perché un conto sono i monoteismi da operetta che un autore di qualunque cabotaggio affronta ogni giorno, quelli politici, sportivi, musicali, un conto è il quieto vivere nei confronti di un corpaccione insondabile di cui non si conoscevano le reazioni.

Ora le conosciamo, le reazioni.

E per onorare chi ha pagato la propria onestà intellettuale con la vita, abbiamo un piccolo imperativo categorico: tentare di essere all’altezza di chi è morto per la libertà.

Per l’uguaglianza.

Per la fraternità.

Potrebbe persino essere terapeutico per le nostre ferite.

Forse.

Perché quello siamo noi: l’esercito del forse.

23 pensieri su “Morire di satira. Che fare?

  1. Vittorio

    Grazie Luca, avevo proprio bisogno di leggere la tua reazione, in quanto uomo di satira.Ed io , che ammiro la satira e mi nutro di essa,ero un po smarrito…….Grazie ancora per le tue riflessioni e vai avanti così che sei un grande……

    Vittorio

  2. non riesco a non pensare al fatto che in Italia – ormai da anni, in una maniera che diventa sistemica – si spara a zero sulla stampa e su chi fa satira. giornalisti messi all’indice, insultati violentemente come se fosse ‘naturale’. persone che gioiscono quando un quotidiano chiude perchè qualcuno le ha convinte che per difendere la libertà di stampa occorra mettere a tacere più voci possibile. oltre a resistere, e insistere, io penso che occorra rieducare gli italiani al rispetto per le idee, anche e soprattutto quando graffiano. ci penso, a tratti mi dico ma che c’entra tutto questo con Charlie Hebdo? non lo so, è solo una sensazione terribile.

  3. Posso ripostarlo nel mio blog? te lo chiedo perché non vedo un pulsante automatico come c’è nella piattaforma di wordpress, quindi non so se è una tua scelta oppure semplicemente sono io che sono una mezza pippa in questioni informatiche!

  4. walter

    Ho letto una proposta che mi è piaciuta ma che in assenza di una conoscenza anche solo scolastica del francese mi parrebbe velleitaria: abbonarsi in massa al giornale. Qualcuno sa indicarmi raccolte o contenuti correlati disponibili anche in italiano?

  5. abesibe

    Grazie! La satira è un lusso, richiede un retroterra comune, un riconoscimento. Fa fatica insomma. E noi che siamo “irresponsable” sapremo divulgare questo lusso.

  6. Luciano

    Sono loro e siamo noi. Proprio così. “Loro” sono odio per tutto ciò che siamo, dal riso di una donna alla scuola, all’amore. “Loro” non sono una razza, sono invece sono un cancro dell’umanità. Ci sono precedenti ben chiari per una mente onesta, vicini nel tempo e nello spazio. Che fare? Annientarli. Altrimenti un giorno la tua satira non sarà più possibile, come non lo sarebbe stata oggi se altri non avessero annientato altri cancri in passato, per consentirti anche la tua satira di adesso.

  7. laura

    “L’equilibrio che serve a evitare l’atteggiamento ritorsivo, la guerricciola battutara di religione, l’intolleranza di ritorno applicata al lavoro che ci è dato di fare.”
    La satira “equilibrata” e moderata è esattamente quello che vogliono imporre. nella mia satira quotidiana (non lo faccio per lavoro ma nella vita) sarò ancora più caustica

  8. stefania bondi

    Luca ti devo ringraziare con il cuore in mano (dentro a un sacchetto per non gocciolare).. le tue “figurine” sul corriere bologna sono fantastiche e questo pezzo morire di satira racchiude tutto.. grazie davvero.. un abbraccio.. ste

  9. michel

    la satira talvolta fa male, ma e’ una incrollabile dimostrazione di intelligenza e di vitalita’ dell’anima (come ricordo affermava voltaire)

  10. Come dice qualcuno hanno colpito un giornale, non una chiesa.
    Hanno colpito la libertà di pensiero, l’uscire dagli schemi del Dio che in fondo ha bisogno di essere difeso con le armi dai falsi Dei, la voce che non si uniforma al comandamento silenzioso che ci dice chi sono gli amici e i nemici.
    Uno dei poliziotti era dei un musulmano credente ed ha difeso con la vita coloro che in fondo offendevano il suo credo.
    Cosa fare?
    Continuare ad essere di più una voce fuori dal coro, continuare a non uniformarsi e possibilmente continuare a tenere il cervello acceso.
    Perché Gasparri e Ferrara che vogliono combattere per Hebdo è veramente troppo per la decenza umana.

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