Io, se fossi Pisapia

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Io, se fossi Pisapia, e non lo sono, sarei orgoglioso di aver migliorato Milano. Averla cambiata. Averla aperta al resto del mondo.

Se fossi Pisapia, e non lo sono, saprei di aver fatto la cazzatona di non scegliere tra Majorino e la Balzani, spianando la strada a una candidatura di discontinuità che sta per consegnare la città alla Gelmini, a La Russa, a De Corato, a Salvini.

Se fossi Pisapia, e non lo sono, avrei già fatto autocritica e mi starei chiedendo, in modo del tutto impolitico, come rimediare. Come evitare di buttare nel cesso il mio patrimonio, di gettare calce viva sul mio buongoverno.

Se fossi Pisapia, e non lo sono, comincerei a spendermi con generosità per il meno peggio. Tallonerei Sala nei mercati, in metropolitana, nei teatri, quando va al bar e mette l’auto in tripla fila, facendogliela spostare. Ci metterei il culo e la faccia. Farei capire che dopo aver vinto contro ogni pronostico, è possibile rivincere contro ogni pronostico. Contro un’inerzia evidente. Che ha bisogno di una scossa.

Se fossi Pisapia, e non lo sono, farei stampare a nastro manifesti col mio nome e quello di Sala.

Se fossi Pisapia, e non lo sono, darei credibilità a un’affermazione politica (“Votatemi per continuare”) che in bocca al city manager di Letizia Moratti suona poco credibile, addirittura respingente sia per il suo elettorato di riferimento che per quello avversario.

Se fossi Pisapia, e non lo sono, preparerei qui e ora il finale di campagna elettorale in piazza del Duomo, estrarrei dalla naftalina le bandiere arancioni, chiamerei a raccolta i milanesi che vogliono continuare la resurrezione gentile.

Fossi Pisapia, e non lo sono, lo farei per un motivo sentimentale e uno molto pragmatico: far vincere Sala con i voti decisivi di questa Giunta, di questo sindaco, di questa gente, sarebbe il modo migliore per mettere il cappello sul futuro e mantenere un ruolo preminente sulla città pur senza stare a Palazzo Marino. Quello che Pisapia ambiva a fare attraverso Maiorino, appunto. O la Balzani. Ed è in quella indecisione che è entrato Mr Expo.

Questo farei se fossi Pisapia. Steccherei la zampa dell’anatra zoppa e la porterei al traguardo. Per lui, in piccola parte. Per me. E per Milano.

Ma non sono Pisapia. Non posso farci niente. Lui però può. Si muova. Adesso.

13 pensieri su “Io, se fossi Pisapia

  1. Giulia

    Non lo farà. Après moi, le déluge. L’ha detto e ridetto a partire dal 2015, quando – insieme all’annuncio di non ricandidarsi – pubblicò un libro in cui sostanzialmente affermava che la sua esperienza è irripetibile e abbandonava Milano e i milanesi al proprio destino.

    Per fortuna, tra gli eletti, c’è gente solida e in gamba come Majorino, Maran, Tajani, Del Corno.
    Pisapia non è insostituibile ed elettoralmente (vedi il ridicolo risultato di domenica della lista “arancione” per la quale si è speso ed è comparso sui manifesti) non ha avuto peso.

    Dopo tutti gli errori dell’ultimo anno e mezzo, anche se adesso tornasse a fare campagna, sarebbe davvero troppo tardi.

    Milano ce la farà lo stesso, anche senza di lui

    • Gianni Z

      Ben detto Giulia, nessuno è indispensabile, crederlo sarebbe la vera sconfitta, il problema vero sarà quello di permettere ad una “buona squadra” , come giustamente hai sottolineato, di lavorare per 5 anni senza obbligarla ad andare contro natura e ciò potrebbe accadere con Mr. Expo.

  2. Che giorno, quella notte

    Ciao Luca. Era nella piazza della foto. Ho ancora dentro di me l’energia e la gioia raggiante che avvertivo in quei momenti. Where have all the flowers gone? Potrebbe riempirla Sala? Credo di no. Potrebbero riempirla da solo quei milanesi che hanno lottato per avere 5 anni di buona amministrazione. Forse si potrebbe tentare di chiamarli in piazza Duomo (prima del ballottaggio).

  3. Jacopo

    Sono, come si suol dire, completamente d’accordo a metà.
    Pisapia, pare e ci dicono (non sono milanese), è stato un buon sindaco, certamente migliore di tutti quelli che lo hanno preceduto.
    Ritengo tuttavia che la gestione opaca e piena di menzogne (a dir poco) di Expo non possa non essere imputata, quantomeno in parte, anche al sindaco.
    Non penso poi che sia completamente vero che Pisapia non abbia “messo il cappello” sulla candidatura di Sala.
    In primis non ha fatto niente per evitarla: avrebbe potuto in tempo utile, un anno prima del voto o anche ancora prima, dire una cosa del tipo “la Balzani, il mio vice-sindaco, è la candidata che propongo io, in continuità con la giunta precedente” (e la Balzani non si sarebbe fatta pregare, con uno sponsor tanto autorevole e deciso).
    In tal modo avrebbe segato le gambe alla candidatura di Sala sul nascere (Sala è stato scelto d’imperio da Renzi proprio con la scusa che “a Milano non sanno cosa fare, non c’è un candidato”) e avrebbe, credo, vinto facilmente le primarie con Majorino, molto affine alla Balzani dal punto di vista dei programmi ma assai meno fresco – è un dirigente di lungo corso del Pd milanese e prima dei Ds e del Pds – e, lo si nota, piuttosto attaccato alla poltrona.
    Invece Pisapia non ha fatto nulla di tutto ciò: ha balbettato o anzi taciuto fino a un mese prima delle primarie, quando, probabilmente pressato dai tanti che ne criticavano l’inerzia e la connivenza col disegno renziano di candidare Sala, ha finalmente appoggiato la candidatura della Balzani la quale ha persino rischiato di vincere, pur in condizioni proibitive e con il soccorso azzurro decisivo di Majorino (che ripeteva da secoli che si sarebbe candidato) a favore di Sala.
    (Quindi fin qui credo che Luca abbia ragione: Pisapia ha fatto una cazzatona, o una serie di cazzatone).
    Pisapia sta già sostenendo Sala attivamente, lo segue in ogni dove, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, ha piazzato nelle sue liste tutti i suoi assessori.
    Insomma, Pisapia è con Sala e lo ha detto ribadito, ripetuto e, credo, anche dimostrato.
    Il punto è allora questo: siamo sicuri che Sala sia “il meno peggio”?
    Sala è un candidato berlusconiano.
    Ce lo dicono la sua storia, la sua professione, persino i suoi toni, i suoi modi, la sua attitudine (su cui uno come Luca in altri tempi credo si sarebbe sbellicato e ci avrebbe fatto sbellicare).
    Si è trovato davanti un candidato che è riuscito fin da subito a risultare incredibilmente più credibile di lui, a far passare in secondo piano le sparate leghiste senza indebolire la sua coalizione, mostrandosi di basso profilo ma non soporifero, dando l’idea di essere preparato (chissà se lo è davvero) e non saccente (i renziani comunicano esattamente l’opposto e sono per questo insopportabili), riuscendo ad arrivare a un pugno di voti di distanza contro un avversario appoggiato da: la stampa nazionale a reti unificate, il governo in pompa magna, minoranza e verdiniani compresi, pseudo artisti e molto pseudo pensatori vari tipo Vecchioni, Lerner e Serra (ai quali, se Sala dovesse perdere, sarebbe criminale perdere l’occasione di mandare un liberatorio e rumoroso gesto dell’ombrello, a tutto braccio).
    Il tutto con i sondaggisti che prevedevano unanimemente una vittoria facile di Sala al primo turno: altro che “condizioni difficili”, Sala ha fatto moltissimi mesi da grande favorito, e l’argomentazione era proprio quella che, visto che Milano è una città fondamentalmente “moderata”, “pragmatica”, “tendenzialmente di centro destra” (tendenzialmente vero, al netto degli aggettivi), allora la vittoria del presunto sinistrorso Pisapia è stata solo un caso, e se se vuole continuare a vincere occorre una candidatura più in sintonia con il vero spirito della città.
    E allora, perfetto.
    E’ stato candidato (stavo per scrivere “avete candidato”) un berlusconiano, o renziano, che è la stessa cosa se non peggio.
    Il berlusconiano, o renziano che dir si voglia, non ha preso i voti della sinistra e non ha sfondato più di tanto a destra, perchè dall’altra parte Berlusconi in un ultimo afflato di lucidità ha candidato un tizio che interpreta bene almeno come Sala lo “spirito” della città ma è, quantomeno umanamente, meno insopportabile di lui.
    Pisapia non ha mosso foglia e ora è vivo e lotta insieme a Sala: questo mi fa pensare che o non gliene frega niente della sua esperienza di sindaco, oppure, semplicemente, non è così “di sinistra” come quelli che ne sanno ci spiegano.
    In ogni caso, fra due peggio, Sala e Parisi, il “meno peggio” non è Sala: per quello che è lui, e per quelli che l’hanno scelto (che non sono migliori di Salvini, Gelmini, De Corato).
    Quindi merita di perdere e io spero, anche se onestamente la vedo dura, che perda.
    Ho detto.

    • stefano

      “In ogni caso, fra due peggio, Sala e Parisi, il “meno peggio” non è Sala: per quello che è lui, e per quelli che l’hanno scelto (che non sono migliori di Salvini, Gelmini, De Corato).
      Quindi merita di perdere e io spero, anche se onestamente la vedo dura, che perda.
      Ho detto.”

      “(non sono milanese)”

      ecco. Bastava la fine e l’inizio del suo intervento. E smetta di leggere Barbacetto. Bacioni.

      • Jacopo

        Al di là del fatto che non sono un lettore accanito di Barbacetto (diciamo che ho altre priorità e anche che mi difetta il tempo) non credo serva essere milanesi per poter fare una valutazione fra i due.
        Altrimenti bisognerebbe applicare lo stesso metro anche al bolognesissimo Bottura e pregarlo, cortesemente, di farsi i cavoli suoi e parlare solo di Merola e della Borgonzoni (una punizione che non merita, per quanti peccati possa aver commesso in vita sua).
        Io ho solo accennato ai trascorsi berlusconiani di sala, al suo stile, alla sua opaca gestione di Expo (discutere nel merito, o renziani, è così difficile? Pare di sì), ai suoi sponsor, al comportamento incomprensibile per me come per tanti altri di Pisapia, al comportamento parimenti ondivago di molti suoi ex assessori, che si stanno dimostrando assai attaccati alla sedia, (come la Tajani, che mi pareva una persona seria).
        E ho detto anche che umanamente nei vari confronti (più che altro interviste separate, Sala quando può non si sottopone ai confronti nel miglior stile renziano) Parisi mi sembra esserne uscito umanamente molto meglio, mentre politicamente non colgo sostanziali differenze.

        Ecco. Magari queste differenze provi a spiegarmele Lei, che sicuramente le ha capite. Se così non fosse, smetta di leggere Michele Serra.
        Bacioni (anzi, Ciaone).

        • stefano

          Ad esempio, gran parte della squadra sono ex Pisapia, non Lupi La Russa Gelmini etc. Se per lei uguale è, vuole dire che quando ordina un Chateau de Meursault al ristorante possono portarle pure il Tavernello.

          • Jacopo

            Il fatto che gran parte dei candidati consiglieri siano ex Pisapia non vuol dire niente.
            Significa anzi che si tratta di soggetti a cui va bene tutto.
            A cui va bene cioè un sindaco con patente “di sinistra” o presunta tale come Pisapia (che comunque cinque anni rappresentava un’esperienza certamente “di rottura” rispetto a quelle passate di centrodestra ma anche rispetto al centrosinistra cosiddetto “tradizionale”) – ma anche una candidatura berluschina (o renziana: ripeto, sono sinonimi) come quella di Sala, una candidatura cioè che non ha niente “di rottura” e della quale, stando al programma (che a essere gentili è confuso e sovrapponibile a quelo di Parisi: e questa è un’aggravante), allo stile e alla storia pregressa non si presenta più meritevole di essere votata rispetto a quella dell’avversario Parisi.
            La mia conclusione, da deluso dal Pd (confesso, mi manca la sua fede cieca) è che a questi ex assessori sia piaciuto molto, appunto, fare gli assessori (è anche umano, a pensarci) e per questo vogliono continuare a fare gli assessori: se con Sala, con Pisapia, con lei o con me con Bottura, non è importante.

            Le persone, a differenza dei vini, sono descritte dai loro atti e dai loro comportamenti, e quelli si valutano.
            E comunque io sono un tipo più da Lambrusco…

  4. hottario

    Uno strano comportamento… alla fine con stile e situazione diversa ma simile politicamente a bertinotti.
    Ma bertinotti si sapeva chi erano i suoi amici (dopo il calar del sole). Evidentemente pisapia farà parte di qualche congrega della quale evidentemente non é il capo. Non me lo so spiegare diversamente.

  5. Jacopo

    Per la serie.
    Vediamo la giunta nuova.
    – una renzianissima come vicesindaco (la povera Tajani paga la tardività della sua conversione al renzismo, non certo l’energica e garrula stucchevolezza della medesima).
    – un fedelissimissimissimo di Sala al bilancio,amico, socio in affari e, perchè si veda bene che è il pd che amministra, anche indagato. L’assessore al bilancio prima era la Balzani, la più di sinistra del mazzo (o forse l’unica un po’ di sinistra) che dopo essere stata fondamentalmente trattata come una pezza da scarpe non ha spstenuto per niente Sala e ha pagato con la poltrona.
    – gli altri assessori ruotati: Del Corno da qui a lì, la Rozza da qua a là, Maran da questa parte a quella; Majorino resta dove era, ma sperava in qualcosa di meglio ma c’era altra gente prima di lui ma deve anche pensare che ad altri è anche andata peggio (le citate Tajani e Balzani) e quindi è il caso che si accontenti, e goda. E qui si capisce che, come mi ero permesso di dire, a tutti questi signori e a tutte queste signore importa relativamente il “lvoro portato aventi fin qui”, la “continuità”, il “progetto”; importa invece molto conservare il ruolo di assessore e se del caso ottenere una promozione, grande o piccola, di certo sudata.
    – un posticino ai radicali, che hanno più sederi che voti, e più poltrone che sederi, come si dice dalle mie parti.
    – un posticino anche a Mazzali, uomo di sel ma “fedele alla linea”, candidato nell’imprescindibile lista “Sinistra X MIlano”.

    Applausi.

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